Sandaletti della bottega equosolidale, pashmina portata dall’India dal fidanzato, occhiale very intellectual, capello unticcio e selvatico, pantalone a zampa, sguardo nervoso da miope iperattiva. Filomena insegna ai bambini ritardati e coltiva sogni da scrittrice: dopo anni di tentativi e rifiuti finalmente ha pubblicato. Una traduzione. Di poesie. On demand.
Cammina fiera, con una copia del suo libro in mano, da far vedere – con casuale maestria – a tutti quelli che incontra nel paesello. È indubbiamente la più intelligente, figa e vincente. E lo sa. Quindi usa il suo libro anche a scuola, per far fare gli esercizi ai bambini, che rigurgitano sulle sublimi pagine e scarabocchiano i bordi coi pennarelli.
Va spedita, pensa al Premio Strega, al Campiello e a quando andrà ospite in RAI con le sue traduzioni on demand, perché ha visto la luce e ha scoperto l’alternativa all’editoria classica. Il vero sbocco per il talento adamantino e assoluto.
Ancora qualche passo e un proiettile le attraverserà il torace, lasciandola secca sul porfido arroventato dal sole di giugno. Un suo alunno ha trovato la carabina del padre. La sta provando, per fare una sorpresa ai genitori: perché lui, anche se a scuola non va bene e la tabellina del sette gli fa scoppiare il cervello, da grande farà il cacciatore.