Michele Polloli (1974-2008)

By Apocalisse on the rocks

Coi capelli radi ricci e unti, sandalo da turista tedesco, la braga e la canottiera dei saldi di Decathlon, il pacchetto del tabacco e le cartine sempre in mano, sembra un ex tossico belga in campeggio a Varigotti. In realtà ci è rimasto un po’ sotto quando l’hanno licenziato per una storia di esuberi:da consultant rampante nel ramo bancario a disokkupato ragliante nel ramo famiglia.
Un annetto a casa, un altro in cooperativa a fare assistenza in comunità e Michele ha riscoperto la spontaneità. Basta cravatte, formalità, giacche ed etichetta.
Trenchi, raga, tutto appo: ti fai una sizza? Enjoy, mi bastono un cannonazzo.
Cammina con il suo bongo senegalese, ha lezione alle sette. Ma sono quasi le otto. Il fatto è che il tempo è un’opinione e bisogna essere tranki. Niente pare sulla puntualità. Anzi, ci sta ancora una sizzetta indiana: Michele si appoggia alla ringhiera che costeggia il Naviglio, cerca l’accendino e si prepara al primo tiro.

A due terzi del sigarino appestante quella ringhiera, piazzata nel 1925 e mai restaurata, ha un piccolo cedimento. Niente di grave, giusto un’inclinazione sufficiente a far cadere Michele all’indietro, di testa, nelle acque impregnate di mondezza e succo di nutria.
Giovanni non sa nuotare. E un metro e ottanta centimetri – scarsi – d’acqua marcia fanno il loro porco mestiere.

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